lunedì 22 dicembre 2014

GONE GIRL





Buongiorno, oggi vi parlerò di Gone Girl. Film del 2014 diretto da David Fincher e interpretato Ben Affleck e Rosamund Pike.
  
Amy e Nick all'apparenza sembrano una coppia perfetta. bellissimi colti benestanti. Ma il castello di carta fatto di apparenze crollerà quando lei, il giorno del loro 5 anniversario, sparirà misteriosamente.

Fincher da prova del suo grande talento sfornando un altra grande opera. Il film va visto a mio giudizio come una parabola onirica discendente sul matrimonio, una storia d'amore portata all'estremo, di due persone che dall'amarsi passano al odiarsi. Essendo un thriller la sceneggiatura prenderà una piega inaspettata. Ho trovato interessante che come una moderna "Coscienza di Zeno" molti dei fatti passati potrebbero essere falsi. "L'io sono un bugiardo" messo in prefazione di tale opera, anche qui trova la sua controparte cartacea, ma non mi spingo oltre temendo lo Spoiler.

In oltre il thriller nasconde una velata (ma nemmeno più di tanto) denuncia al potere dei media verso le masse. La capacità di processare e condannare con buona pace "dell'innocente fino a prova contraria". Affamando una popolazione che dalla tragedia del piccolo Lindbergh in poi (primo fatto di cronaca nera a portata mediatica nazionale) è come drogata di tragedia ( ma basta accendere la tv per vedere che non siamo poi cosi diversi).

Tutto ciò è retto da una buona prova di Ben Affleck. Il regista conosce bene la semplicità della sua mimica facciale e ci gioca sopra accentuandola. Cosi sullo schermo vediamo un uomo all'apparenza imperturbabile per la scomparsa della moglie, iniettando nella mente dello spettatore il tarlo del ragionevole dubbio . Ben divide la scena con la straordinaria Rosamund Pike. La sua prova è talmente superlativa da farmi sperare quantomeno in una candidatura all"Oscar. Anche qui il Fincher si diverte molto con il suo visto Hitchcockiano, valorizzando il suo sguardo freddo e imperturbabile. Facendo così inizialmente lo spettatore non riuscirà a patteggiare per nessuno dei due, e verrà travolto ancor di più dal colpo di scena finale.
Concludo augurandovi buona visione. S. Tripaldi
















martedì 16 dicembre 2014

THE ARTIST




Buongiorno oggi vi parlerò di The Artist, film del 2011. Diretto da Michel Hazanavicius e interpretato da Jean Dujardin e Bérénice Bejo. La sua particolarità è nell'essere un film muto e in bianco e nero.
I numerosi riconoscimenti ricevuti, lo rendano il film francese più premiato di sempre, fra di essi spiccano ben 5 premi Oscar (miglior film, migliore regista, miglior attore, migliori costumi e migliore colonna sonora).
Hollywood 1929, George Valentin è un grande divo del cinema muto, ma l'incombenza del sonoro manderà in fumo la sua scintillante carriera fini a farlo cadere in un turbinio di degrado e povertà. Fortunatamente Peppy Miller, attrice e ammiratrice di George, si adopererà per togliere dallo squallore l'ex divo.
Il film dimostra come anche rivolgendo un occhio al passato si possa creare un progetto innovativo. La bravura degli interpreti è tale da rendere superflue le parole. Non è facile interpretare questo genere di film, il modo di recitare è completamente diverso, bisogna enfatizzare molto le espressioni e i gesti in modo tale da essere compresi anche senza aprire bocca. (Non a caso molti divi del muto faticarono ad adattarsi e si trovano disoccupati dopo l'avvento del sonoro). Jean Dujardin è l'indiscusso mattatore del film, dotato di una mimica facciale capace di far emozionare con una singola espressione. L'alchimia con Bérénice Bejo è tale da far immedesimare e coinvolgere totalmente lo spettatore.(Ammetto di aver visto e rivisto il finale dove danno veramente sfoggia della loro grande bravura).

Formidabile la colonna sonora, che durante tutto il film e capace di accompagnare al meglio le vicissitudini dei protagonisti.
Oltre agli albori del sonoro, altro tema affrontato e quello della nascita del divismo, il rendere attori di Hollywood personaggi cosi tanto iconografici da essere paragonati a "divinità", non a caso il protagonista si chiama Valentin. In omaggio a Rodolfo Valentino primo grande divo hollywoodiano, mentre nel finale viene ricordato John Gilbert, attore la cui parabola discendente, ha ispirato il film. E a proposito di omaggi, lampante è quello a Cantando Sotto La Pioggia, altro film che racconta il passaggio al sonoro dal muto.(Valentin gira un film su uno spaccino, la svolta musical ecc.)
Concludo con una curiosità tecnica. Il film per avvicinarsi alle opere anni venti è girato a 22 fotogrammi al secondo. Ciò potrebbe rendere la visione televisiva leggermente velocizzata visto che essa adotta lo standard contemporaneo di 24 FS. Cioè è molto più enfatizzato nei film pre sonoro, infatti lo standard dell'epoca era 20 FS. Quindi se vi capita miracolosamente di vedere un film muto sullo schermo di casa, sappiate che in origine le immagini non erano cosi veloci!

Un saluto S. Tripaldi 


lunedì 8 dicembre 2014

MAGIC IN THE MOONLIGHT



Buongiorno oggi vi parlerò del nuovo film di Woody Allen, Magic in the Moonlight, uscito nei cinema italiani il 4 dicembre e interpretato da Emma Stone e Colin Firth.
Il film parla di un famoso illusionista, Stanley, nome d'arte Wei Ling Soo(Colin Firth) chiamato a smascherare una sedicente sensitiva, Sophie Baker (Emma Stone). Tema molto caro a Allen, quello della magia, vista che il suo sogno di gioventù era fare l'illusionista.
Il film nasce come un opera leggera, intendiamoci bene tutto è confezionato squisitamente. Carina la fotografia carina l'atmosfera creata dalla musica armonica che fa tanto Francia anni 20, qui però il paese dei galletti, a differenza di Midnight in Paris dove la presenza della città era talmente potente visivamente da sembrare quasi un personaggio vivo, fa da cornice alla storia in maniera discreta. Anche il modo di recitare distensivo e tranquillizzante di tutto il cast rilassa e accompagna lo spettatore piacevolmente in questa storia.


Però, c'è un però. Emma Stone e Colin Firth sono due ottimi attori, il secondo poi è straordinario. Però la loro coppia non funziona molto. [Piccolo spoiler]. Come spesso accade nei film di Allen, anche qui fra i protagonisti nascerà del tenero. Ma la differenza d'età è talmente grande, accentuata da Emma Stone che dimostra ancora meno dei suoi 26 anni, da rende poco plausibili una tale unione. Indubbiamente Allen ha voluto metterci del suo, e portare nella fiction un accenno della sua storia d'amore vissuta con Soon-Yi Previn. 

Nonostante questo difetto l'ora e mezzo vola con leggete, dando vita a un opera d'intrattenimento intelligente.


sabato 6 dicembre 2014

BOYHOOD



Buongiorno oggi vi parlerò di Boyhood film diretto da Richard Linklater e interpretato da Ethan Hawke e Patricia Arquette. Presentato al Sundance festival e vincitore, ad oggi, dell'orso d'argento al festival di Berlino e il premio come il miglior film al New York Film Critics Circle Awards.
Cosa ha di cosi speciale Boyhood? Sicuramente la messa in scena di una storia lunga 12 anni, senza cambiare attori o ricorrendo a trucchi per invecchiarli. Come è stato possibile ciò? Semplice, girando per 12 anni consecutivi, ogni estate, nuove scene. Lo spettatore potrà cosi vivere la crescita costante del piccolo Mason Evans, la nascita e la coltivazione delle sue passioni, i suoi primi amori, il rapporto conflittuale con i genitori divorzisti. In più rivivremo attraverso i suoi occhi la nascita del nuovo millennio fatto di Facebook Harry Potter Crisi finanziaria guerre ecc.




Ad accompagnare il protagonista troviamo oltre ai due genitori divorziati (Ethan Hawke, Patricia Arquette), sua sorella e i vari mariti della madre. L'Arquette ha già fatto incetta di premi per la sua interpretazione in questa opera, ma io sinceramente ho apprezzato più il personaggio di Hawke, un uomo che si trova ad essere padre troppo presto, compie vari errori, ma grazie a una continua autocritica percorre un percorso di evoluzione costante, fino a farlo diventare un uomo e un padre modello.
La trama è volutamente semplice e priva di colpi di teatro fatti ad hoc per scioccare o furbescamente emozionare il pubblico. L'intento non è quello, ma li raccontare la crescita di una persona qualunque, in modo che gli spettatori possano immedesimarsi nel bambino che guarda le nuvole con gli occhi sognanti.
Questo film è una boccata d'aria fresca in un cinema ormai fatto solo di Kolossal da minimo 100milioni di budget, è la dimostrazione che le idee valgano più di mille effetti speciali. I 2 miloni di budget hanno dato la possibilità a Linklater di tenere sempre in mano il progetto senza dover accontentare orde di produttori, il mio auguri che altri registi prendono spunto e mollino le loro seggiole dorate per rimettersi in gioco.